I mini impianti

Con l’introduzione dell’implantologia osteointegrata, le riabilitazioni implantoprotesiche hanno subito profonde modificazioni, soprattutto per quel che concerne la stabilità delle protesi nei pazienti totalmente edentuli. Lo scopo di questo articolo è di fornire al lettore una informazione riguardante quei soggetti impossibilitati ad essere sottoposti a interventi chirurgici complessi di rigenerazione ossea (sia a causa dell’età, malattie, fattori psicologici o costo economico che a causa della importante perdita ossea a livello della mascella e mandibola) che non riescono più a portare adeguatamente le loro protesi totali. Introduzione I mini impianti sono dispositivi odontoiatrici la cui struttura non differisce in maniera sostanziale dagli impianti tradizionali. Sono cilindri in titanio filettati e dotati di ritenzioni accessorie come fori e scanalature che servono per aumentare la superficie di contatto con il tessuto osseo.

Nei pazienti affetti da atrofie ossee più o meno gravi, è spesso impossibile l’applicazione di una qualsiasi protesi dentaria, fissa o rimovibile, proprio per la scarsa quantità di osso. I mini impianti possono ovviare a tale problematica. Che cosa sono? A cosa servono? E quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi nel loro utilizzo? Entriamo nel merito

Per fornire ulteriore attacco e ritenzione i cilindri vengono trattati attraverso diverse tipologie di trattamenti, a seconda del produttore (anodizzazione, mordenzatura con acidi, sabbiatura, plasma spray). Oggi le case produttrici di impianti endossei come quelle dei mini impianti si avvalgono soprattutto di un procedimento che consiste nella mordenzatura (acidificazione) e sabbiatura del cilindro implantare, in quanto l’aumento della superficie di contatto dell’impianto alla superficie ossea permette una migliore osteointegrazione dell’impianto, rispetto alle altre procedure. I mini impianti si comportano nello stesso modo (in termini di osteointegrazione) e vengono trattati secondo le stesse modalità. Il concetto di osteointegrazione Branemark nei primi anni ‘60 sviluppò il primo concetto di osteointegrazione, che consiste nella formazione di un’interfaccia diretta tra impianto e tessuto osseo senza interposizione di tessuti molli. Lo sviluppo di un intimo contatto tra il tessuto osseo e la superficie implantare avviene durante il processo di guarigione del sito osseo in cui è collocato l’impianto. La guarigione avviene con modalità diverse a seconda della sede anatomica considerata. Il tessuto osseo è organizzato in due forme diverse: midollare o spongioso o trabecolare e corticale o compatto. La mascella è maggiormente costituita da tessuto osseo spongioso o trabecolare (di consistenza morbida), la mandibola da osso corticale o compatto (consistenza dura). Gli studi condotti da Branemark stabilirono che gli impianti presentano maggiore stabilità in un osso con componente corticale maggiormente rappresentata. Vantaggi e svantaggi nell’utilizzo dei mini impianti I mini impianti si prestano maggiormente nei settori mandibolari (zona interforaminale) laddove la corticale ossea mandibolare è maggiormente rappresentata, e possono essere utilizzati nei casi di grave atrofia ossea (ridotto spessore osseo), dove un impianto tradizionale a causa del suo maggiore diametro non trova applicazione. Il loro impiego si presta anche in ortodonzia per fornire punti di appoggio temporanei necessari ai movimenti dentari. Per contro i mini impianti avendo un diametro ridotto (quindi minor superficie di contatto con l’osso) possono non osteointegrarsi e quindi risultare fallimentari, inoltre a causa della loro minima dimensione possono fratturarsi e durante le manovre di inserimento nell’osso e, durante i carichi masticatori con l’applicazione delle protesi, possono non osteointegrarsi efficacemente nei settori mascellari laddove è presente un osso spongioso che non permette una valida stabilità.

I mini impianti si prestano maggiormente nei settori mandibolari (zona interforaminale) laddove la corticale ossea mandibolare è maggiormente rappresentata, e possono essere utilizzati nei casi di grave atrofia ossea (ridotto spessore osseo), dove un impianto tradizionale a causa del suo maggiore diametro non trova applicazione

Utilità dei mini impianti Come precedentemente descritto i mini impianti sono impianti di diametro assai ridotto rispetto a quelli tradizionali e trovano impiego nei casi di grave atrofia ossea mandibolare (perdita d’osso provocata da riassorbimento a seguito della perdita di tutti i denti presenti in arcata), in cui l’osso della mandibola presenta uno spessore ridotto, con scarsa quantità ossea, laddove non è possibile inserire impianti convenzionali. Le mini viti sono usate per fornire maggiore ritenzione alle protesi mobili totali (protesi assistite da impianti) stabilizzandole maggiormente rispetto alle protesi senza appoggi mini implantari. La ritenzione avviene mediante sistemi di aggancio a ritenzione elastica dove la testa del mini impianto presenta una sfera che si inserisce nel bottone (dove è inserito un attacco elastico in teflon) che viene fissato nella protesi. Esemplificativo è il bottone “automatico” usato per i cappotti. Esistono in commercio attacchi di diverse forme, dall’attacco schiacciato, a quello esagonale o rettangolare, muniti dei loro rispettivi bottoni da applicare alle protesi. La scelta riguardante l’attacco da utilizzare spetta all’operatore ed è in funzione della sua esperienza e capacità. Normalmente tutti gli operatori (o quasi) scelgono l’attacco a sfera perché poco costoso e unito al mini impianto. Chirurgia mini implantare A seconda della durezza, densità, altezza e spessore dell’osso, verrà scelto il mini impianto che più ne rispetta le caratteristiche. I mini impianti hanno una forma conica, con la parte terminale appuntita. Inoltre sono filettati con delle spire molto addensa te tra loro che gli permettono, durante il suo inserimento nel tessuto osseo, di autofilettare (maschiatura automatica) le superfici del tunnel implantare. Quindi la durezza dell’osso e la particolare conformazione candidano l’utilizzo dei mini impianti soprattutto a livello mandibolare (zona interforaminale) il cui osso compatto permette una maggiore stabilità delle miniviti e quindi la possibilità di poter essere caricati immediatamente dopo il loro inserimento. La tecnica chirurgica che prevede il loro inserimento è la stessa utilizzata per gli impianti tradizionali e si esegue attraverso un’incisione chirurgica a tutto spessore (vengono scollati tutti gli strati di tessuto che ricoprono l’osso suddivisi in mucosa superficiale, sotto mucosa e periosteo) scheletrizzando la porzione ossea in cui verranno fissati successivamente i mini impianti mediante dei fori di diametro inferiore del diametro implantare eseguiti con frese implantari collegate ad un micromotore implantologico. Si esegue la sutura e si attende la guarigione dei tessuti molli che avverrà in circa 7-9 giorni. Successivamente si applica la protesi munita dei dispositivi ritentivi. Tale tecnica permette la visualizzazione a vivo del reale spessore osseo rendendo in tal modo l’intervento chirurgico semplice e sicuro. Mediante l’utilizzo di esami radiografici tridimensionali (ad es. tc cone beam o cbtc) che permettono la visualizzazione delle creste ossee in lunghezza, larghezza e spessore, è possibile l’esecuzione di una tecnica senza incisione chirurgica (tecnica flapless) per l’applicazione dei mini impianti. Tale tecnica tuttavia può e deve essere destinata ad operatori che utilizzano da tempo questo tipo di approccio in quanto potrebbe verificarsi l’inserimento del mini impianto al di fuori dell’osso, determinando un fallimento. Pertanto il suo uso non è frequente né di routine. La tecnica flapless Si eseguono sulla gengiva dei fori di diametro sufficiente ad inserire gli impianti, con uno strumento che viene chiamato mucotomo. Successivamente si applicano i mini impianti avvitandoli all’interno dell’osso (manualmente o con micromotore implantologico) valutando in questo modo la loro stabilità. Si evita così l’esposizione dell’osso, la guargione post-chirurgica risulterà rapidissima ed il paziente verrà congedato senza punti, traumi né dolori (o minimi dolori). Quindi la ferita guarisce rapidamente e senza inconvenienti. Conclusione La possibilità di intervento in siti con grave atrofia ossea e la possibilità di protesizzazione delle protesi in un periodo di tempo relativamente breve permettono al paziente di indossare le protesi molto rapidamente evitandogli quindi il disagio psicologico nelle sue occupazioni abituali. I pazienti potranno masticare adeguatamente senza attendere periodi di tempo lunghi in quanto i mini impianti (come già ribadito in prececenza) possono essere caricati immediatamente. Le protesi totali possedendo quindi maggiore ritenzione e stabilità permettono ai portatori di eliminare l’utilizzo di creme o polveri adesive per dentiere. Molti soggetti infatti non le sopportano perché le sentono molto scomode e fastidiose e nei casi di assorbimento osseo severo questi presidi non sono sufficienti a mantenere le protesi ben adese alle mucose. Questi pazienti potranno quindi evitare indaginosi e complessi interventi chirurgici di rigenerazione ossea il cui trauma, i lunghi tempi di guargione e riabilitazione ed i costi economici da sostenere (non meno importanti) potrebbero risultare non accesibili alla portata di tutti. Dunque i mini impianti potrebbero rappresentare un’utile alternativa per il paziente totalmente edentulo, attraverso l’uso di una protesi mobile da indossare in maniera più facile e confortevole. s Fonti • Manuale illustrato di implantologia orale autori: Claudio Gatti, Matteo Chiapasco, Paolo Casentini, Claudio Procopio ed. Masson • Manuale illustrato di chirurgia orale Matteo Chiapasco ed. Masson