La fluorescenza tissutale

Una diagnosi tempestiva ed un conseguente trattamento precoce del cancro orale restano, ancora oggi, i cardini della patologia oncologica per l’importanza che assumono sia nella prognosi che nella terapia facendo aumentare i tassi di sopravvivenza a medio-lungo termine del paziente oncologico (5-10 anni). È di fondamentale importanza che l’odontoiatra svolga, nell’ambito delle frequenti visite di controllo cui è sottoposto l’apparato dentario, adeguate ed approfondite visite di follow-up con ispezioni delle mucose, essendo il cavo orale facilmente accessibile all’ispezione semeiologica per motivi di ordine anatomotopografico. Gli studi epidemiologici degli ultimi anni indicano che il carcinoma orale è per incidenza, tra tutti i tumori maligni, all’ottavo posto negli uomini ed all’undicesimo nelle donne. Prevenzione e diagnosi precoce rappresentano gli strumenti clinici della medicina preventiva che consentono di evitare evoluzioni infauste delle lesioni potenzialmente cancerose.

La diagnosi precoce delle lesioni potenzialmente cancerogene del cavo orale è di fondamentale importanza ed ha un impatto significativo sia nella prognosi che nel trattamento delle patologie oncologiche. In questo approfondimento il dott. Maurizio Macrì declina per noi gli aspetti chiave della questione

L’odontoiatra svolge un ruolo primario e centrale nell’ambito della diagnosi precoce, essendo la visita ambulatoriale la frontiera di passaggio quotidiana di un paziente portatore, il più delle volte inconsapevole, di una lesione potenzialmente cancerogena. La visita di controllo rappresenta l’occasione per verificare la salute del cavo orale in senso lato andando ad individuare e discernere quelle patologie delle mucose “sospette”. La lingua costituisce la sede più comune di insorgenza del cancro orale, esclusa la faringe; seguono le labbra, il pavimento della bocca, le ghiandole salivari e la mucosa buccale. In Italia ogni anno muoiono circa 3.000 persone a causa del cancro orale. La mancata diagnosi precoce è, ad oggi, il maggior problema da affrontare se si vuole ridurre tale infausta incidenza.

Negli ultimi anni si registra un aumento dell’incidenza della malattia, un abbassamento dell’età media di insorgenza ed aumento nella popolazione femminile con un rapporto uomo-donna di 2:1. L’incidenza annuale dei tumori maligni del cavo orale è di circa 8 casi per 100.000 negli uomini e circa 3 per 100.000 casi nelle donne. Il cancro orale insorge, prevalentemente, tra i 50 ed i 70 anni anche se, negli ultimi anni, si osserva un aumento dell’insorgenza in soggetti al di sotto dei 45 anni. Il Carcinoma a cellule squamose rappresenta il 90% circa di tutti i tumori del cavo orale. L’eziologia del cancro orale è multifattoriale. L’esposizione per lungo periodo a fattori cancerogeni, con conseguente alterazione del metabolismo e della risposta immunitaria è il “primum movens” nell’etiopatogenesi del cancro orale. Possiamo distinguere Fattori predisponenti generali e Fattori di rischio locali: tra i primi si annovera una dieta povera di frutta e verdure, stile di vita in genere; i fattori di rischio locali sono rappresentati da fumo, alcool, scarsa igiene orale, esposizione a raggi UV, presenza di protesi dentarie incongrue, abitudini viziate e infezioni da Candida Albicans e da Papilloma virus (HPV). Sappiamo quanto siano numerose le lesioni delle mucose del cavo orale e quanto differiscano tra loro per forma, colore, consistenza e sede. Semplificando possiamo ditinguere: a. Lesioni Potenzialmente cancerose: Leucoplachia, Eritroplachia, Displasia Lichenoide, Cheilite attinica, Displasie non altrimenti classificabili. b. Condizioni Potenzialmente cancerose: Fibrosi sottomucosa, Sifilide, Sideropenia, Epidermolisi bollosa distrofica, Lupus eritomatoso, Lichen orale, Discheratosi congenita. Negli ultimi anni, l’aumento dell’incidenza da lesioni da HPV orale è in forte aumento e tale diagnosi, spesso, non viene effettuata.

L’HPV non sempre si presenta macroscopicamente con la medesima forma e/o colore e la sua sede nel cavo orale varia dal margine al dorso della lingua, dal pavimento buccale al palato, presentandosi sotto forma di peduncolo o lesione piana, rendendo difficile la diagnosi. L’HPV è stato diviso in due gruppi che vanno a caratterizzare i genotipi: ceppi ad alto rischio di potenzialità oncogena (16-18-31-33-35-39-45-51- 52-56-58-59-66-68-70) e ceppi a basso rischio di potenzialità oncogena associati a manifestazioni benigne quali verruche volgari, i condilomi, iperplasia epiteliale focale, papillomi squamocellulari, papillomatosi di Bowen. Il coinvolgimento dell’HPV nell’eziologia del carcinoma orale si basa sulla somiglianza istologica della mucosa vaginale a quella orale e sulla capacità del virus di immortalizzare i cheratinociti umani in vitro. L’impiego della fluorescenza tissutale in odontoiatria permette di identificare, precocemente, anormalità delle mucose orali, evidenziando variazioni chimiche, morfologiche e strutturali che con-sentono di diagnosticare possibili lesioni sospette. Tale ausilio diagnostico tecnologico non è di per sé dirimente per la certezza della diagnosi ma il suo impiego aiuta ed orienta l’odontoiatra nell’approfondire la valutazione della natura della lesione. Tale metodica permette una diagnosi precoce del cancro del cavo orale attraverso uno screening basato sulla colorazione dei tessuti e sull’imaging dal vivo. La fotografia della fluorescenza dei tessuti che presentano lesioni potenzialmente cancerogene e la conseguente archiviazione delle immagini consente un completo follow-up. Si possono, così, evidenziare eventuali mutamenti nel tempo della lesione archiviata precedentemente nel database. La fluorescenza può essere emessa da sostanze esogene ed endogene (Fluorofori) presenti nel tessuto da analizzare e quando questi assorbono una luce ad una determinata lunghezza d’onda ne riflettono un’altra a differente lunghezza d’onda; filtrando la luce bianca la fluorescenza diventa visibile. L’impiego della tecnica della fluorescenza tissutale richiede un’iniziale formazione finalizzata al corretto utilizzo del dispositivo ma soprattutto all’interpretazione corretta delle immagini. Rimandare alla sola fluorescenza tissutale la diagnosi di lesione cancerogena, ad oggi, non è pensabile e in casi dubbi meglio effettuare un prelievo isto-patologico. Tuttavia esistono lesioni delle mucose che ad una visita clinica risultano dubbie e che con l’impiego della fluorescenza si manifestano nella loro gravità permettendo all’odontoiatra un indirizzo diagnostico più deciso e completo. Anamnesi generale e locale, sintomi riferiti dal paziente, visita clinica diretta con esame obiettivo delle mucose orali mediante l’impiego di strumenti ingrandenti, palpazione delle lesioni sospette, esame strumentale della fluorescenza tissutale come metodica di screening e diagnosi precoce, esame cito-isto-patologico, Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), rappresentano l’insieme delle indagini che l’odontoiatra ha a disposizione per la prevenzione e la diagnosi del cancro orale. L’esame della Fluorescenza tissutale, tra tutti i citati, è un esame tecnologicamente affidabile, rapido, non invasivo, veloce nella sua esecuzione e di indirizzo diagnostico, in particolar modo, per l’odontoiatra che non si occupa nella sua pratica clinica quotidiana di Patologia Speciale Odontostomatologica.