La qualità parte da una buona formazione

Amici di Brugg. Una realtà consolidata nel comparto dell’odontoiatria da tantissimi anni. Cominciamo dalle presentazioni, come nasce la vostra realtà? Gli AdB nascono più di 60 anni fa. Il primo Congresso è stato organizzato a Milano riunendo un gruppo di dentisti italiani che periodicamente andavano a Brugg, piccola cittadina svizzera, a frequentare per una settimana lo studio del dott. Augusto Biaggi. In seguito il maestro Biaggi, diventando anziano, aveva spostato la sua attività didattica a Saluzzo, dove ha continuato a tenere corsi coadiuvato dal dott. Carlo De Chiesa e dal dott. Giancarlo Pescarmona per quanto riguarda la parte più clinica, mentre la parte legata alla ricerca era sotto la responsabilità del prof. Luigi Castagnola di Zurigo. Da questi due grandi maestri presto si sono formati insegnanti in Italia che hanno contribuito moltissimo nella formazione di numerosi dentisti nella nostra nazione, che al momento occupano ancora posizioni di primo piano nelle diverse Accademie specialistiche. Dopo Milano i Congressi sono stati per tanti anni itineranti fino ai primi anni ’80 quando si stabilirono a Rimini, prima nella fiera vecchia per poi spostarsi in quella nuova.

Gli Amici di Brugg saranno nuovamente presenti a Rimini arricchendo l’offerta convegnistica di Expodental. Noi abbiamo colto l’occasione per discutere con il presidente Cesare Robello del presente e del futuro dell’odontoiatria nel nostro Paese. Ecco le sue riflessioni

L’accordo con l’UNIDI ha caratterizzato per circa trent’anni questi congressi riunendo la parte culturale, completamente a responsabilità AdB, con quella merceologica, organizzata in toto dall’UNIDI. Solo negli ultimi due, essendo scaduto il contratto, gli AdB hanno organizzato il loro Congresso separatamente rispetto a Expodental. Novità di quest’anno però è che gli Amici di Brugg saranno di nuovo presenti a Rimini, ospiti di Expodental, con un programma scientifico suddiviso in sale diverse rivolto a tutte le categorie del settore dentale: Odontoiatri, Odontotecnici, Igienisti e Assistenti alla Poltrona. Anche questa è una nostra consuetudine. Quale la vostra mission? Da sempre la Mission degli AdB è stata quella di rivolgersi al dentista generico, cercando di dare un aggiornamento culturale pratico, basato su evidenze scientifiche comprovate, mantenendo una qualità alta paragonabile a quella proposta dalle varie Accademie ultra-specialistiche. Tanta e molto qualificata è la vostra attività formativa. Quanto è importante oggi investire in cultura e professionalità? Spero vivamente che investire tempo e risorse sull’aggiornamento sia ancora premiante e fondamentale come è stato in passato. Purtroppo al giorno d’oggi un giovane laureato che dedica tempo e risorse per acculturarsi quando torna nella propria realtà non è detto che abbia la possibilità immediata di mettere in pratica gli insegnamenti acquisiti. Il mondo dell’odontoiatria discute sempre più di ‘qualità’ soprattutto alla luce dell’avanzare di quella che spesso viene definita l’odontoiatria low cost. Come distinguere i servizi di qualità? Per definire la qualità del nostro servizio serve tempo. La durata della nostra prestazione è uno dei criteri fondamentali per definirne il valore. Un secondo criterio di valutazione è il costo biologico che comporta la nostra scelta terapeutica. L’estetica è una richiesta sempre più pressante ma non deve risultare la nostra preoccupazione prioritaria. Un centro odontoiatrico di qualità quali elementi deve porre come prioritari? La sterilità e il controllo delle infezioni crociate, piani di trattamento che tengano quel paziente al centro delle attenzioni e di conseguenza il massimo rispetto per il mantenimento del tessuto sano. Dovessi sintetizzare in una procedura la qualità di uno studio direi l’uso sistematico della diga di gomma. Oltre che garantire l’efficacia dei materiali utilizzati determina un miglioramento delle procedure operative permettendo al dentista di concentrarsi al massimo sul dente isolato che sta trattando. La definirei una filosofia professionale. Quanto conta la tecnologia? Le nuove tecnologie sono nuovi strumenti che mi hanno appassionato molto. Ma sono strumenti. Non bisogna pensare che solo acquistando questi costosi apparecchi si risolvano i problemi e le difficoltà cliniche. Uno scanner intraorale ormai è molto preciso ma non potrà mai rilevare correttamente un margine di preparazione sottogengiva o alterato dalla presenza di sangue o saliva, esattamente come utilizzando un materiale da impronta tradizionale analogico. Come immagina l’evoluzione futura di questo comparto? Penso che i dentisti avranno l’esigenza di riunirsi in consorzi, non studi associati, dove destineranno alle parti comuni apparecchi costosi diminuendo l’incidenza della spesa. La qualità andrà mantenuta sicuramente al di sopra di certi standard ma grazie a questo tipo di impostazione le spese dovrebbero diminuire e anche i costi per i pazienti dovranno andare di conseguenza. La prevenzione dovrà continuare ad avere un ruolo primario.