Le terapie estetiche del viso nello studio dentistico

In questi ultimi anni, le terapie estetiche del viso atte a migliorare gli inestetismi, le asimmetrie e a contrastare gli esiti dell’aging facciale, rappresentano una richiesta sempre più importante nei nostri studi dentistici. L’importanza di tale atto terapeutico per lo stato di salute dei nostri pazienti è ribadito e sintetizzato dall’OMS quando stabilisce che la salute è uno stato di completo benessere da un punto di vista fisico, psicologico e sociale e non può essere definita soltanto come assenza di malattia o di debolezza.

Facciamo il punto su un argomento che genera un crescente interesse all’interno del comparto: quale il punto di contatto tra le terapie estetiche e l’odontoiatria? Abbiamo chiesto al dott. Guida, presidente della SIMEO, di aiutarci a delineare il quadro ed ecco cosa è emerso

Proprio il Comitato Nazionale per la Bioetica, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, approvò nella seduta plenaria del 24 giugno 2005 un documento intitolato Bioetica in Odontoiatria che recitava: “Alcune situazioni proprie dell’attività odontoiatrica, specie quelle a carattere estetico, meritano una particolare riflessione bioetica considerato che il volto e soprattutto la bocca, quale ‘strumento polifunzionale, fonte di erotismo e centro fisiologico di articolazione delle parole’, rappresenta un primario elemento di approccio e di confronto con il mondo degli altri, ma prima ancora la sola immagine di noi – seppure incompleta e unilaterale – che ci portiamo dentro come simbolo della nostra identità in grado di condizionarci nei rapporti con gli altri. Il verbum e il vultus, entrambi passibili di impegni interventistici diretti o indiretti da parte dell’odontoiatra, attraverso un dialogo senza segreti con il paziente, costituiscono mediatori essenziali dell’espressività e della proiezione esteriorizzata dell’identità culturale, tant’è che un problema residuo di pronuncia può rappresentare ‘quasi il venir meno dell’anima al proscenio’, come la alterata fisionomia è ‘manifestativa in sommo grado di quel che sia timbro generico della tonalità e del grado dei sentimenti e delle idee’. Ogni possibile cambiamento – anche migliorativo – del nostro aspetto e della sua dinamicità se non corrispondente allo schema di noi stessi può essere fonte di grave disagio. Non va trascurato infatti che la psiche di alcuni pazienti interpreta e media sulla percezione del ‘bello’ vivendo in peggio ogni vera o presunta sensazione di cambiamento nel caso in cui questa determini quelle turbative della ‘immagine di sé’ che rappresenta patrimonio individuale inattaccabile, a prezzo – in soggetti predisposti – di scompensi anche gravi. Se si considera che l’immagine si completa con la mimica, con la tipicità della voce e l’articolato delle parole, risultano più che mai evidenti le potenzialità del dentista nell’arricchire di significato o irrimediabilmente compromettere l’aspetto del paziente e quindi la sua identità. Di questa dimensione della fisicità, che si esprime simbolicamente nel mangiare da una parte e nel sorridere e nel baciare dall’altra, l’odontoiatra è nello stesso tempo terapeuta e custode”. Il ruolo del dentista è quindi fondamentale per il ripristino di una estetica dento-facciale a condizione che ogni atto terapeutico estetico sia frutto di una scelta terapeutica che derivi da una formazione specifica, sia per gli odontoiatri che per i medici chirurghi, formazione che è possibile acquisire oggi, grazie all’istituzione di numerosi master universitari di secondo livello, o rivolgendosi ad istituzioni private di chiara tradizione scientifica. La moderna odontoiatria a livello europeo e non solo, da tempo, contempla nel proprio bagaglio terapeutico prestazioni estetiche del viso, tenendo conto che la normativa italiana limita questi trattamenti, per i laureati in odontoiatria e protesi dentale, al terzo medio e al terzo inferiore del viso come dalla legge 409/85, istitutiva della professione dell’odontoiatra. In ambito universitario, alcune realtà hanno introdotto l’insegnamento di ‘medicina estetica’ nel percorso formativo dell’odontoiatra e si spera che con questo trend in ascesa, vengano dissipate le querelles circa le competenze del laureato in odontoiatria, competenze che comunque non vengono acquisite nello stesso percorso universitario che riguarda i laureati in medicina e chirurgia. Come sottolinea Alessio Radaelli “gli odontoiatri non devono cambiar mestiere, per diventare medici estetici, devono invece imparare ad essere odontoiatri estetici se possibile ancora più completi” e io aggiungo che proprio perché si è creato un bellissimo quadro con l’attività prettamente odontoiatrica, sia necessario per valorizzarlo una altrettanto adeguata cornice. Bisogna uscire dalla concezione strettamente odontoiatrica e capire che è necessario dedicarsi alla ‘persona’ nella sua interezza, interessandoci all’estetica del viso e del sorriso, epicentro di ogni relazione, perché il benessere passa anche attraverso il bell’essere.