Un settore in crescita

Il settore dell’odontoiatria è cambiato molto rapidamente negli ultimi anni e lo scenario è in continua evoluzione sotto numerosi punti di vista, fra i quali quello legislativo e del mercato. Uno dei principali vettori di questo cambiamento è la forte crescita dell’odontoiatria organizzata, che conta oltre 700 centri odontoiatrici (42% nel Nord-Ovest, 27% nel Nord-Est, 21% nel centro, 11% nel Sud e isole), circa 9.000 odontoiatri e igienisti impegnati a tempo parziale o completo, 8.000 addetti impiegati tra personale paramedico e amministrativo e un fatturato in costante crescita.

La dettagliata ricerca commissionata a Key-Stone ha gettato luce su una realtà che sta ritagliandosi autorevolmente una crescenNel 2016 il mondo complessivo delle società di capitale ha avuto un ricavo stimato in 1,1 miliardi di euro e di questo circa i due terzi è da considerarsi in capo ai circa 700 studi dell’odontoiatria organizzata, che prevedono tassi di sviluppo a doppia cifra

L’Associazione nazionale centri odontoiatrici (ANCOD) è nata nel 2016 proprio per rappresentare le imprese che operano nell’ambito della sanità privata in questo settore, garantendo controlli qualitativi, trasparenza dei costi e delle cure, possibilità di ottenere finanziamenti personalizzati e accessibilità delle cure a tutte le fasce di reddito. Secondo i dati Istat, la spesa dei cittadini italiani per le cure odontoiatriche è pari a quasi 10 miliardi di euro all’anno. Nell’ultimo anno analizzato (2015) sono andati dal dentista circa 26 milioni di pazienti, il 44% della popolazione con più di 3 anni, con un aumento di sei punti rispetto al 2013 (era 38%), anno in cui è stato raggiunto il livello minimo di persone che hanno avuto accesso allo studio dentistico, circa 22 milioni. Pochi, meno del 9% della popolazione, affermano di non essere mai andati dal dentista. Chi ci va, però, non è costante e nemmeno la metà della popolazione italiana vede il suo dentista almeno una volta all’anno. Con queste cifre l’Italia si posiziona molti punti al di sotto delle medie dei Paesi europei (oltre il 55%), a causa della bassa incidenza del settore pubblico (5%) e al conseguente elevato livello dei prezzi. Secondo l’Agenzia delle entrate nel 2015 hanno presentato la dichiarazione dei redditi e hanno una partita Iva 44mila esercenti nel settore dell’odontoiatria, contro gli oltre 60mila odontoiatri iscritti all’albo. Di questi, una parte evidentemente non esercita, soprattutto per ragioni anagrafiche, o lavora in capo a uno studio associato. Secondo gli annuali sondaggi Key-Stone, i titolari di studio hanno un’età media di 54 anni, in crescita di dieci mesi all’anno. Tornando allo studio di settore dell’Agenzia delle Entrate, gli studi monoprofessionali dichiarano un fatturato medio annuo di 128mila euro, le società di persone o studi associati 238mila euro, le società di capitale 454mila euro. Queste ultime sono quelle con un tasso di crescita più elevato, nell’ordine del +3, +5% all’anno, con un fatturato di circa 1 miliardo di euro nell’ultimo esercizio. Sempre secondo l’Agenzia delle Entrate, gli studi associati nel 2015 hanno fatturato 1,2 miliardi l’anno mentre 4,7 miliardi è il fatturato totale degli studi monoprofessionali, per un totale di 7 miliardi. I numeri dei centri odontoiatrici organizzati Gli esercenti delle società di capitale sono circa 2.000 su tutto il territorio italiano (ma con prevalenza al nord).

Di questi, a fine 2016 erano circa 700 gli studi appartenenti a quella che è stata definita “odontoiatria organizzata”, ovvero circuiti di studi dentistici con un unico brand, gestiti direttamente o in franchising. In questa definizione possiamo comprendere anche poche decine di grandi centri, quelli con almeno 20 riuniti. Nel 2016 il mondo complessivo delle società di capitale ha avuto un ricavo stimato in 1,1 miliardi di euro e di questo circa i due terzi è da considerarsi in capo ai circa 700 studi dell’odontoiatria organizzata, che prevedono tassi di sviluppo a doppia cifra. Queste realtà hanno effettuato complessivamente 70 milioni di investimenti nel 2016, di cui circa 30 in tecnologie, oltre a 30 milioni di euro all’anno di acquisti in materiali e dispositivi medici. Secondo un’indagine sviluppata da Key-Stone coinvolgendo il management delle principali aziende, i tassi di crescita di questo comparto sono molto importanti e per il prossimo triennio si stimano 270 milioni di investimenti per nuove aperture, ristrutturazioni e apparecchiature, la creazione di 5.000 nuovi posti di lavoro e 4 milioni di pazienti trattati, con una prospettiva di fatturato nel 2019 stimabile in un miliardo e 600 milioni di euro.

È probabile che in Italia l’odontoiatria organizzata raggiunga una quota di mercato del 20% e un 8% di copertura numerica sul territorio. Nel 2016 ANCOD ha commissionato a Key-Stone, società di ricerca specializzata nel settore dentale, una vasta indagine sul mercato odontoiatrico che ha analizzato abitudini e modalità di accesso alle cure dentali. La ricerca è stata condotta su oltre 1.600 persone scelte in modo casuale in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e nella città di Roma (le aree dove sono maggiormente presenti le strutture odontoiatriche con marchio) tramite interviste telefoniche (70%) e web (30%). Fra le evidenze emerse c’è la forte crescita dell’odontoiatria organizzata, che pur rappresentando solo il 2% del mercato, cura l’8% dei pazienti. Il 66% del campione, familiari compresi, è andato dal dentista nell’ultimo anno. La stragrande maggioranza degli italiani si rivolge al dentista tradizionale (84%), che poi è anche quello marcatamente più presente sul territorio, mentre il 10% dai centri odontoiatrici, meno utilizzate le Asl (5%) o i poliambulatori e le grandi cliniche private (5%), sempre più marginale chi si rivolge all’estero (2%). Il 23% del campione, quasi 1 su 4, è stato almeno una volta nella sua vita in un grande centro odontoiatrico: il 15% per effettuare una cura, l’8% per farsi fare un preventivo, ma poi si è rivolto ad altri, mentre il 9% non ci è andato ma conosce persone che ci sono andate. La percentuale di chi ha frequentato queste strutture aumenta se gli intervistati sono giovani, dirigenti o imprenditori (39%), oppure impiegati e persone maggiormente orientate all’utilizzo di internet. Il 68% non è mai stato in un centro dentale, né conosce qualcuno che ci sia stato. Il 65% di coloro che hanno visitato un centro ha poi deciso di effettuare le cure dentali in questo tipo di struttura. Analizzando il dato per zona geografica (tra i cittadini delle regioni considerate nel sondaggio), l’Emilia-Romagna è la regione con la più bassa percentuale di pazienti che si sono rivolti ai centri organizzati, unitamente ai pensionati e a coloro che hanno la licenza media o inferiore. In Piemonte i cittadini sono andati più spesso dal dentista privato, mentre in Lombardia la frequenza diminuisce e aumentano leggermente le persone che si sono rivolte a un poliambulatorio.

All’aumentare dell’età, il ricorso al dentista privato diminuisce, mentre aumenta la propensione a rivolgersi a una clinica dentale. Nelle famiglie con un reddito inferiore, i membri sono andati meno frequentemente dal dentista privato, a favore del servizio pubblico, dello studio odontoiatrico in poliambulatorio e del dentista all’estero. Considerando coloro che hanno eseguito trattamenti specifici, l’incidenza del dentista privato diminuisce, mentre il ricorso ad una clinica dentale aumenta. Al contrario, tra coloro che sono andati dal dentista solo per un controllo, il ricorso ad una clinica è quasi dimezzato. È altresì interessante notare che coloro che sono stati già in un centro dentale in passato sono più inclini a tornare, mentre tra coloro che non ci sono mai stati, il 92% è andato dal dentista privato e non ha preso in considerazione di rivolgersi ad un centro odontoiatrico. Inoltre, coloro che sono stati già in un centro mostrano una maggiore apertura verso le grandi cliniche o gli studi in poliambulatorio. Coloro che hanno scelto un centro dell’odontoiatria organizzata per le cure, hanno spesso effettuato trattamenti ad alto valore, che presuppongono una spesa maggiore come le protesi, l’implantologia e l’ortodonzia (il 25% dei pazienti delle cliniche contro il 17% dei pazienti dell’odontoiatria privata), dato che dimostra la buona risposta dei centri alla minor disponibilità economica delle famiglie italiane. Una proporzione simile si registra per la cura di carie o dolori ai denti (25% contro 19%), si inverte per le visite di controllo (23% studi privati classici, 14% cliniche) mentre l’igiene presenta una distribuzione più omogenea tra i vari attori. Motivazioni di scelta della struttura odontoiatrica Osservando i dati relativi alle motivazioni di scelta, i pazienti di cliniche dimostrano un’elevata sensibilità al prezzo e ai finanziamenti visto che il 45% ha dichiarato di averle scelte perché più economiche; il 31% (contro il 24% del dentista privato) dice di aver scelto un centro “perché mi ha convinto maggiormente”, il 12% perché gli è stato consigliato.

I più sensibili al prezzo sono gli uomini, i single, le fasce di reddito più basse e coloro che si sono rivolti allo studio per un trattamento di igiene. Per interventi specifici, al contrario, la sensibilità al prezzo scende drasticamente. Le donne sembrano essere guidate più dall’istinto (“mi ha convinto maggiormente”). Per i pazienti di studi privati i fattori più rilevanti sono la fiducia riposta nel clinico a seguito del passaparola di un conoscente (30%) e il rapporto di fiducia personale con il dentista (27%). Solo il 2% sceglie in base alla comodità, anche se è una motivazione iniziale di scelta piuttosto rilevante. Rinuncia alle cure A non essere andati dal dentista negli ultimi 12 mesi è stato il 34% degli italiani. Tra quelli che vi hanno rinunciato la prima motivazione è perché non ne ha avuto bisogno (64%). Tra quelli che avrebbero avuto bisogno, ovvero il 34% del campione (che sale al 50% nella città di Roma), ma non ci sono andati la motivazione principale della rinuncia è stata quella economica (25%), mancanza di tempo (9%), per paura (3%). La decisione di rinunciare al dentista per questioni economiche tocca meno gli utilizzatori dei centri odontoiatrici (il 18% ha ammesso di averci rinunciato per i costi) e di più chi si è rivolto ad un dentista tradizionale (26%). Richiesta pareri Dalla ricerca di Key-Stone viene sfatato il mito del paziente che prima di accettare una terapia si rivolge a più dentisti per sentire pareri e preventivi diversi: infatti solo il 10% di coloro che si sono rivolti al dentista nel 2016 ha consultato più studi dentistici. Generalmente, i meno giovani, in particolare i pensionati, sono più propensi a rivolgersi ad un solo dentista per la richiesta di un preventivo o parere. Per un semplice controllo o per un trattamento di igiene, la propensione a rivolgersi a più dentisti è inferiore alla media; per interventi specifici (protesi, impianti e ortodonzia) invece, raddoppia. I pazienti dei centri odontoiatrici hanno una maggiore propensione a richiedere più di un parere o preventivo (il 32%), e forse proprio attraverso questo meccanismo arrivano a scegliere il centro; i pazienti degli studi privati lo fanno in maniera molto più contenuta (il 10%) e ciò fa presumere che in nove casi su dieci chi si rivolge a un dentista privato non chieda altri pareri o preventivi. Percezione del tipo di struttura In generale chi si reca nei centri dell’odontoiatria organizzata ne sottolinea “convenienza e modernità”, mentre al dentista privato vengono riconosciute “qualità della prestazione” e “gestione delle relazioni personali”. Mettendo però a confronto l’opinione di chi è già stato in un centro appartenente a un circuito dentale rispetto a chi non ne ha mai usufruito, i dati mostrano un forte pregiudizio da parte di coloro che non ci sono mai stati. Al contrario, chi è già stato curato in un centro facente parte di un gruppo organizzato ne è molto soddisfatto, esprimendo giudizi molto più positivi di chi non ci è mai stato; in particolare, le valutazioni migliorano sensibilmente su indicatori quali la gestione delle relazioni personali, l’operato del professionista e gli orari di apertura.